Studiare giapponese. Il segreto definitivo.

In ogni angolo del web sorgono siti che promettono di farvi parlare giapponese fluentemente in dieci minuti e senza aprire libro.

Ora, ci tengo a spiegarvi il Segreto Definitivo, l’unico che vi consentirà di giungere finalmente all’agognata meta di capire e farvi capire dai nostri amici del Sol Levante (e anche dei loro corrispettivi in cartone/pixel).

Come sono arrivata a padroneggiare il Segreto? Ebbene, dopo aaaaanni e anni di studio matto e disperatissimo (più o meno).

Ecco, per me chi non può muoversi dall’Italia può rifugiarsi solo ed esclusivamente in un metodo che per davvero funziona. E’un metodo senza un nome preciso, che noi adepti ci tramandiamo così, da sguardo a sguardo, di kanji in kanji,in silenzio. Si chiama Fare Fatica.

Lo so che suona sconfortante, ma non lo è. E’ semplicemente la verità. Studiare una lingua come il giapponese costa e non solo in termini economici. Costa tempo, impegno e sudore. A qualcuno – tipo me -è costata qualche diottria.

In cambio? Il non essere mai troppo sicuri di parlarlo granché bene e il continuare a fare errori.

Ovviamente, c’è un però ed il però è dato dalla grande soddisfazione quando ci si rende conto di migliorare. Quando il kanji che prima non conoscevi ti balza all’occhio con naturalezza. Quando ti accorgi che …hei, capisci senza sottotitoli il drama che solo poco tempo fa ti sembrava un’accozzaglia di suoni incomprensibili.

Ovviamente, chi è più fortunato e può permettersi una vacanza laggiù avrà anche la soddisfazione di sapersi un poco orientare, ma capisco che quest’ultimo non è un piacere per tutti, purtroppo.

I metodi per arrivare a imparare il Giapponese sono molteplici e il mio consiglio più sensato è “Tutto Fa Brodo”. Ma se non siete pronti a fare un po’ di fatica…temo non sia lo studio adatto a voi!

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Gotta catch’em all! SPECIALE POKEMON-GO.

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Giappone, per tanti ragazzi, vuol dire anime, manga e videogiochi.

E tra tanti, è impossibile ignorare il fenomeno POKEMON, le famosissime creaturine da catturare e addestrare…ma lascio la parola a chi è più esperto di me in merito, per il nostro piccolo “speciale”.

Acchiappare i Pokémon nel 2016

(di Jasmine Mansili & Roberto Parodi)

In questi giorni, sui social e sul web i Pokémon sono tornati a far parlare di sé, grazie all’uscita di Pokémon Go, gioco ufficialmente scaricabile dal play store a partire dal 16 luglio, con il quale ogni poké-allenatore, mostra con orgoglio i propri Pokémon catturati nei posti più improbabili.

La novità sta appunto nel poterci giocare con il proprio smartphone, iniziando un’avventura nel mondo reale, contro la sedentarietà e la pigrizia.

Chissà se Satoshi Tajiri, l’inventore di queste numerose fantastiche creature, si sarebbe mai immaginato di arrivare a questo punto.

Esattamente 20 anni fa uscivano infatti i primi due videogiochi per Nintendo Game Boy, Pocket Monsters Aka e Pocket Monsters Midori, arrivati in Italia due anni dopo come Pokémon versione rossa e Pokémon versione blu. Il fenomeno pokémon ha avuto subito grande successo, diventando l’hobby preferito di molti adolescenti e bambini. La moda del momento spingeva i ragazzi a dedicare ogni attimo possibile alla propria avventura, portando il Game Boy in ogni dove, anche in bagno, condividendolo con i fratelli, accendendo una lucina di notte e giocando di nascosto all’oscuro dei genitori.

Cosa c’era di meglio del viaggiare in caratteristici paesini inventati con pericoli limitati e poter mettere alla prova la propria abilità di allenatore pokémon?

Ebbene si, il prezioso Game Boy diventava un amico del cuore, un amico che ci faceva sentire abili collezionisti, capaci di catturare creature fantastiche di ogni tipo, dalla più tenera come Jigglypuff alla più possente come Onix, per non parlare dei famosi Pokémon leggendari che hanno reso il tutto ancora più emozionante. Lo slogan che ha accompagnato la poké-avventura infatti ci suggerisce di acchiapparli tutti, “ Gotta Catch Em All”, cosa che diventa fattibile grazie all’utilizzo della Pokéball, l’oggetto che è divenuto il simbolo principale di tutta la saga.

A seguire uscirono molti altri videogiochi per Nintendo, da Pokemon giallo, oro e argento, rubino e zaffiro fino agli ultimi X e Y e Rubino Omega e Zaffiro Alpha usciti nel 2014 per nintendo 2DS/3DS.

Negli anni la saga di pokémon ha saputo farsi accettare da tutte le generazioni, grazie ai giochi avvincenti e sempre al passo con la tecnologia, ma anche grazie al manga, all’anime e ai numerosi gadget ispirati ai nostri amici fantastici.

L’avventura ideata da Satoshi, che ha saputo coinvolgere i giocatori senza l’utilizzo della violenza, è ora pronta a sorprenderci, facendoci uscire all’aria aperta per catturare più pokémon possibili, pokémon che ora più che mai sembrano entrare a far parte della nostra realtà.

                                             PROVATO IN ANTEPRIMA PER VOI!

                                                            (di Riccardo Paganini)

Un salto indietro nel tempo, questa è stata la sensazione nell’attendere e nel provare Pokémon GO.
Devo dire che ero curioso, affascinato soprattutto dall’idea di gironzolare, andare in luoghi in cui, senza una ragione precisa, probabilmente non mi sarei mai recato.
E, oltre a quello, l’idea di squadra e collaborazione che presentava, la cooperazione e la competizione, ma in un unico concetto la socialità, una socialità fisica, autentica, che ha sempre caratterizzato questa serie.
Su questi aspetti non sono rimasto affatto deluso: il gioco si basa innanzitutto sulla geolocalizzazione, ossia sulla posizione fisica del giocatore, ricavata tramite le reti internet e soprattutto il GPS.

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Il mondo di gioco è quindi il mondo reale e qui ritengo stia uno dei punti di forza di Pokémon GO, che per questa ragione scardina anche una delle accuse generalmente rivolte ai videogiochi, ossia che distacchino dal mondo reale e favoriscano la sedentarietà.
La schermata di gioco presenta una mappa, basata su Google Maps, sfruttandone i punti di interesse registrati per creare nel mondo di gioco Pokéstop e palestre.
I primi rilasciano oggetti utili di svariato tipo, tra cui le preziose uova, mentre le seconde sono l’oggetto della contesa tra le diverse squadre presenti nel gioco.
Ecco quindi collaborazione e competizione: esistono tre diverse squadre ispirate ai tre uccelli leggendari della prima generazione Pokémon, caratterizzate da qualità e colori.
La squadra Saggezza, blu, ispirata ad Articuno; la squadra Coraggio, rossa, ispirata a Moltres; la squadra Istinto, gialla, ispirata a Zapdos.

I giocatori si associano ad una delle squadre, collaborano con i compagni per conquistare e difendere le palestre, competendo con le altre nel dominio di questo mondo parallelo.
Uno degli altri elementi, non essenziale, ma che regala particolare fascino al gioco, è l’utilizzo della realtà aumentata, che permette di visualizzare le creature, durante la fase di cattura, nell’ambiente reale, attraverso la fotocamera del proprio smartphone.
Durante la fase di cattura, infatti, il Pokémon appare sullo schermo e il giocatore deve tentare di catturarlo lanciandogli la classica Pokéball, o le sue versioni potenziate, con un movimento del dito.
Ed ecco così che prende vita uno dei sogni d’infanzia di una manciata di generazioni che sono cresciute con questa serie, vedere i Pokémon nel mondo reale e interagire con loro.
Sul piano tecnico però, tutte queste innovazioni pagano il prezzo di un consumo esagerato di batteria, un difetto non da poco che dovrà essere affrontato dagli sviluppatori.
Altro difetto sta nella sostanziale disparità tra chi vive in grandi città e chi in zone rurali o piccole cittadine.
Se infatti la mancanza in quelle zone di punti di interesse, dunque di Pokéstop e palestre, è comprensibile, la bassa presenza di Pokémon da catturare, che non dipendono strettamente dai punti suddetti, risulta antitetico alla storia dei giochi Pokémon canonici oltre che estremamente svantaggioso e sbilanciato per i giocatori che vi abitano.
Nel complesso comunque, Pokémon GO appare come qualcosa di rivoluzionario, trascinato con forza dal fascino che il marchio della Nintendo continua a richiamare, avendo infatti coinvolto i ragazzini di oggi e di ieri, che sono cresciuti giocando a questa serie o guardandola in tv.

QUI IL SITO UFFICIALE ITALIANO DEI POKEMON!

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(Illustrazione di Marco Albiero Art)

Ogata in mostra al castello di Lerici

Confesso, sono un po’ di parte. Lo sono perché Yoshin-san è un amico e perché la sua deliziosa moglie- Yoshiko-san – è la persona che più di tutte mi aiuta con il giapponese (appena possiamo ci vediamo nella loro meravigliosa casa di Zanego per studiare insieme).

Tuttavia come associazione è nostro scopo segnalare ciò che ha a che fare con il Giappone e le nostre zone perciò non c’è occasione più adatta di questa.

Lo dico subito: l’arte di Yoshin a me piace, ma non pretendo che tutti siano del mio stesso parere; penso che trattandosi di arte contemporanea pochi possano dire di intendersene.

Mi è piaciuta l’iniziativa del comune, di costellare con le sue statue il lungomare ed i giardini e ritengo che – contrariamente a quanto ha detto qualcuno – siano molto armoniose e si sposino bene con i nostri posti.

D’altronde, quella di Yoshin-san è una ricerca che dura da una vita sulla vera forma dell’acqua, che se ci pensiamo un attimo è talmente zen e giapponese che per qualcuno può essere difficile capire.

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(Foto di Gianluca Ghinolfi)

Comunque, la location scelta per la personale non poteva essere delle migliori: il Castello, in tutta la sua bellezza (anche se hanno tolto in galleria i quadri dei ragazzi, bellissimi…devo continuare su quanto sembra triste?) e con un panorama mozzafiato, che si può godere dopo aver ammirato le statue.

Certamente, ci sarebbe piaciuto partecipare come associazione – magari con un paio di giornate di eventi dedicati al Giappone, ma …semplicemente nessuno ci ha pensato, tranne noi. E sì, questo è un commento un po’ polemico, ma pazienza, troveremo altri spunti ed altri momenti.

Comunque, la mostra si terrà dal 09/07/2016 al 02/10/2016. Vale la pena farci un passo.
緒方良信彫刻展 レリチ城(イタリア)
2016年7月9日~2016年10月2日

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ATTENZIONE, SI CAMBIA!!!

A causa del mio lavoro (ebbene sì, nel quotidiano ho anche un lavoro “normale”) mi sarà impossibile per i prossimi tre mesi gestire un corso pomeridiano.

Ma questo scoraggia i miei meravigliosi seitotachi (studenti)? NO!!!

Lunedì si è tenuta infatti la prima lezione del corso HARU e si è deciso che i ragazzi che hanno cominciato a Ottobre si uniranno alla bella compagnia, per un megaripasso…e per andare avanti insieme.

Per me è una soddisfazione e spero di poter ricambiare questa loro “fiducia”.

Quindi da questa settimana l’orario del corso base è TUTTI I LUNEDI’ DALLE 21.00 alle 23.00!

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IMA HANASOU! LO HIRAGANA.

Per conoscere un minimo la lingua giapponese è indispensabile studiare i tre tipi di scrittura. Il primo di essi è lo hiragana, ovvero il sillabario di base.Qui, anche grazie a Marco Albiero Art (come sempre! eh eh), vi presentiamo una simpatica tabella  che potrete scaricare e tenere con voi sotto forma di card!

Nella prima trovate i suoni puri:

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Nella seconda, invece, i suoni cosiddetti “impuri”, per via delle sonorizzazioni consonantiche, ed i suoni composti.

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かわいいですね!

Vuoi parlare subito giapponese?

イタリア語の勉強は難しいと思っていますか?
これから、イルカ文化協会Marco Albiero Artの挿絵で簡単に覚えられるようになります。毎週月曜日必ずチェックして下さい!
今すぐ話せるようになります。

Studiare giapponese è difficile? Da oggi, l’Associazione Culturale IRUKA e il bravissimo Marco Albiero Art ti danno una mano con queste piccole “carte”、per ricordare meglio le espressioni di base. E siamo sicuri che con i disegni di Marco, memorizzare le parole sarà moooolto più facile e potrete iniziare subito a parlare un pochino di Giapponese!

“Collezionale” tutte, ne troverai una ogni lunedì!

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