Curiosità · Il Giappone in Italia

Avete mai sentito parlare di Red Sky?

Sì, il titolo fa un po’ Evangelion ed un po’ X-files e in effetti non siamo troppo lontani visto che stiamo per parlarvi di qualcuno che si considera un po’ Alieno.

Ci ha mandato un video, in cui coniuga il suo progetto musicale con la lingua giapponese con il dichiarato intento di “unire i mondi”. Visto che un po’ è anche il nostro proposito, lo abbiamo trovato accattivante. Noi non siamo in grado di giudicare il livello artistico, possiamo dire che lo abbiamo ascoltato con curiosità, perciò ve lo presentiamo.

L’Alieno si chiama Red Sky, che in Giapponese si dice 赤い空、e qui trovate il suo canale Youtube, con l’ultimo video dal titolo YOROSHIKU.

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Cinque Minuti Di Giapponese · Risorse per studiare Giapponese (on line e fuori)

Lez.4 – Cominciamo con quattro parole…

A questo punto, le sillabe dello hiragana non dovrebbero avere più misteri. Se per caso ne sentiste ancora il bisogno vi ricordiamo questo semplice sito che vi indica come scrivere i tratti seguendo il giusto ordine. Vi basta cliccare su ogni carattere per vedere come dovrebbe muoversi la vostra penna. Non sottovalutate mai l’ordine dei tratti, perché è molto importante e si rivelerà vitale quando arriveremo a studiare gli ideogrammi.

Ma da ora proviamo a vedere come applicare quanto studiato finora, con qualcosa che non siano semplici righe di suoni ripetitivi. L’ideale per ripassare lo hiragana sono le cosiddette “survival phrases”, ovvero parole e frasi che possono essere utili in diverse occasioni.

Questa lezione, così come alcune delle prossime, si prospetta come esercizio e spiegazione insieme: per trarne beneficio, infatti, cercate di leggere le parole che vi presentiamo senza aiutarvi con l’alfabeto latino (che metteremo comunque tra parentesi perché siamo all’inizio). Pronunciatele ad alta voce più volte, abituatevi a sentire il suono della vostra voce che pronuncia suoni straaani. E se vi sentite un po’ sciocchini…vi giuro che è normalissimo.

Ma ora bando alle ciance ed andiamo a cominciare.

COME CI SI SALUTA IN GIAPPONESE?

Con l’inchino! Risponderebbe il genio della Lampada. Ed è vero. Ma rimandiamo il capitolo gestualità ad un altro momento. I termini che si usano in Giapponese sono vari e qui cercheremo di scorrere per lo meno i più importanti.

Nei saluti principali dobbiamo seguire alcune semplici regole ovvero:

  • tenere conto dell’ora del giorno o della notte in cui ci troviamo
  • distinguere il grado di confidenza che ci lega alla persona che stiamo salutando (questo vale SEMPRE) e vedremo perché.

Abbiamo dunque:

  1.  おはようございます (o-ha-yo-u-go-za-i-ma-su) [pron. ohayoo gozaimas]

si utilizza da quando ci svegliamo, fino all’ora di pranzo. E’ una sorta di “Buon Mattino”, come il “Good Morning” degli inglesi.

ございます è una forma che ingentilisce il nostro saluto, perciò la usiamo quando la persona che salutiamo è a livello di conoscente o collega di lavoro. Per amici e familiari basta おはよう!

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2.  こんにちは (ko-n-ni-chi-ha) [pron. konniciwa]

dall’ora di pranzo fino al tramonto, possiamo usare questa forma, che corrisponde a un generico “Buongiorno” per noi ed è forse più vicino – come utilizzo – all’inglese “Good Afternoon”. Siamo solo alla seconda parola e già siamo di fronte ad una eccezione nella pronuncia! Non notate niente?

Soprattutto dopo la diffusione dei social network, molti studenti autodidatti hanno cominciato a salutarsi con こんにちわ che se si legge è identico alla forma giusta che abbiamo visto sopra, ma è scritto in modo errato.

Dobbiamo infatti introdurre subito la regola di pronuncia della sillaba は: essa si pronuncia HA quando svolge una normale funzione come parte di una parola (es: はな ha-na = fiore), mentre si pronuncia WA [uà] quando ha funzione di particella quindi non fa parte della parola vera e propria ma ne definisce il ruolo nella frase. Noi non abbiamo ancora introdotto l’argomento particelle, ma per adesso non preoccupatevi, impariamo le parole così come sono e ben presto sarete perfettamente in grado di riconoscere come pronunciarle. Al momento sappiate che la particella は/WA può trovarsi SOLO in fondo ad una parola, ma in principio o in mezzo.

La ritroveremo tra poco.

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3.  こんばんは     (ko-n-ba-n-ha) [konbanwa]

dal tramonto, fino all’ora di coricarsi possiamo usare questa parola che corrisponde al nostro “Buona sera”. Ed ecco di nuovo は con la sua…pronuncia speciale!

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4.   おやすみなさい (o-ya-su-mi-na-sa-i)  [oyasuminasai]

e siamo arrivati alla “Buona Notte!”.  La struttura di questa parola è un po’ particolare, infatti abbiamo:

  • お – si tratta di una vocale usata davanti a molte parole in qualità di onorifico. Serve a rendere più gentile il tutto.
  • やすみ che deriva direttamente dal verbo やすむ che significa “riposo”
  • なさい che è il suffisso dell’imperativo semplice. Senza la O, infatti, il verbo “yasuminasai”  equivarrebbe a un ordine. Grazie all’onorifico, invece, diventa un buon augurio. Tenetelo a mente perché non sarà l’unico caso.

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LEZ.3 – Hiragana. I suoni composti. Allungamenti vocalici e doppie.

Nella tabella che avete trovato nell’articolo precedente, più precisamente nella colonna centrale ed in quella di sinistra, troviamo l’ultimo piccolo scoglio del sillabario hiragana. Non preoccupatevi, è in realtà molto semplice: stiamo parlando dei suoni composti.

Prendiamo questi due esempi:

   きよ  vs.  きょ 

                                           KI      YO                                                                  KYO

Come vedete la prima differenza è la dimensione del secondo carattere, che è inferiore. Quando incontriamo una sillaba con questa differenza di dimensione, sappiamo di avere davanti un suono contratto.

I suoni contratti si compongono graficamente unendo ai caratteri dello hiragana che terminano per I le sillabe や,ゆ,よ in…formato ridotto! Vocalmente, la I della prima sillaba cade in favore della Y (che si pronuncia comunque I). Il suono risulta quindi molto più breve.

Prendiamo come esempio un modo di dire molto diffuso tra i giovani giapponesi:

じゃ ね!che corrisponde grosso modo a “ci vediamo!” La pronuncia esatta sarà Jya Ne e non Ji Ya Ne, perché YA è di dimensione ridotta. All’atto pratico, senza tenere conto della traslitterazione, noi italiani pronunceremo “GIA NE”

Prendiamo ora in esame il nome della capitale del Giappone:

                                  とうきょう

Vogliamo provare a leggerla insieme? TO-U-KYO-U

In questa parola compaiono due particolarità dello hiragana: la prima è la sillaba contratta KYO nella seconda parte della parola, mentre l’altra è ciò che andiamo ad introdurre ovvero l’allungamento delle vocali, che appare sia nella prima che nella seconda sillaba.

Proviamo a leggere:

かあさん = O – KA- A– SA-N = madre (di una famiglia che non è la mia)

Qui dobbiamo calcare la voce sulla A, allungandola. Come vedete, basta aggiungere una vocale.

かわいい    = KA – WA – I-I = tenero, “puccioso”

Questa volta voglio allungare il suono della I ed aggiungo perciò la vocale corrispondente.

すう    = SU-U = fumare

Allungo la U aggiungendola e fin qui tutto normale. Da adesso in poi, però, le cose cambiano:

せんせい   = SE-N-SE-I = maestro, insegnante. Nonostante anni ed anni di “Karate Kid” ci abbiano storpiato la pronuncia con un tremendo “Sì, SenseI!” urlato con aggressività, in realtà la pronuncia di questa parola è un po’ diversa. Un madrelingua pronuncerebbe, infatti, SENSEE. La regola vuole, infatti, che quando trovo vicine le vocali え+い io pronunci EE. Ovviamente questo vale per TUTTE LE SILLABE che terminano in E. Negli anime avrete forse sentito il pronome ていめい che vuol dire “tu” in senso altamente dispregiativo (non usatelo! E’ praticamente un insulto!!!). Esso sarà pronunciato TEEMEE, per la regola di cui abbiamo parlato sopra.

とうきょう  = TO-U-KYO-U  eccoci tornati al nome della capitale del Giappone che per amor di precisione dovremmo pronunciare TOOKYOO. Questo perché quando trovo vicine una お (e sillabe che terminano con questo suono) e una う la pronuncia che ne esce è OO e non OU.

Qui si esaurisce il metodo per raddoppiare le vocali, ma cosa succede quando dobbiamo tradurre una parola con doppia consonante?

Prendiamo ad esempio la parola che traduce un buffo mostriciattolo delle acque del folclore giapponese: il KAPPA. Come posso scrivere KAPPA in hiragana?

Conosciamo  a questo punto e sillabe per KA e per PA ma come posso trasmettere il raddoppiamento della consonante? Tranquilli, è abbastanza semplice: la doppia consonante ha bisogno di uno TSU つ posto in formato ridotto PRIMA della consonante  che voglio raddoppiare. Ovvero:

                かっぱ

KA[P]PA

Il Piccolo TSU non ha una pronuncia sua, ma diventa un simbolo fonetico che serve a interrompere bruscamente il suono della sillaba che lo precede ed enfatizzare il suono della sillaba che segue (che poi è il processo che seguiamo quando raddoppiamo una consonante).

L’unica consonante che non si raddoppia in questo modo è la ん che ha il suo simbolo singolo. Se scrivo ONNA = donna, userò : お ん な e non おっな

Proviamo a leggere insieme:

がくせい GA-KU-SE-I [GAKUSEE] = studente

きょうと   KYO-U-TO [KYOOTO] = KYÔTO, grande città ed antica capitale del Giappone.

さようなら  SA-YO-U-NA-RA  [SAYOONARA] = addio

ろっぽんぎ  ROPPONGI [ROPPONGHI] = un quartiere di Tôkyô

にっき  NIKKI  = diario

Provate a scrivere e leggere ad alta voce le parole che abbiamo trovato finora, senza sbirciare. Avete domande? Il nostro indirizzo e-mail japponale@gmail.com è funzionante se non volete scriverle qui sul blog.

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LEZ.2 – Hiragana, i suoni impuri. Cenni di pronuncia

Come abbiamo già anticipato, i suoni puri non esauriscono lo hiragana. Esistono altri suoni, che troverete nella tabella che segue e che riguarda i suoni impuri ed i suoni cosiddetti composti.

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Nella colonna a destra troviamo i suoni impuri. Che cosa sono? Come vedete, i simboli sono di base gli stessi dei suoni puri.

Ciò che rende “impura” una sillaba è la sua sonorizzazione consonantica, che si traduce graficamente con due piccoli “apostrofi” in alto a destra del carattere.

Per esempio la sillaba pura KA può diventare sonora e trasformarsi in GA. Basta aggiungere i due piccoli apostrofi in questo modo:

か →  が

Alcune consonanti possono trasformarsi, dunque, nella loro versione sonorizzata.

Di regola: la K diventa G,

     la S diventa Z (più vicina alla s sorda di roSa che alla z di zucchero)

                   la T diventa D

                   la H può diventare B o, eccezionalmente, P.

In quest’ultimo caso gli “apostrofini”, che si chiamano in realtà “nigori”, si trasformano in un “maru”, ovvero un piccolo cerchio.

Prima di proseguire con i suoni composti, sono d’obbligo alcuni chiarimenti che riguardano la pronuncia delle sillabe, sia pure che impure.

Innanzi tutto dobbiamo comprendere che alcuni suoni tipici delle lingue occidentali non sono presenti in giapponese.

Se ripassiamo una per una le nostre file di sillabe, dovremo stare attenti ad alcune di esse e a come queste vengono traslitterate, in particolare ci concentriamo su:

  1. さ   し   す   せ    そ

    sa                            shi                          su                           se                                   so

Il suono S+I non esiste. La sillaba viene traslitterata SHI e pronunciata SCI.

Se rendiamo il tutto sonoro aggiungendo i nigori, non si cambia di molto:

ざ    じ    ず   ぜ    ぞ

za                                    ji                                   zu                           ze                                   zo

Il suono che utilizzamo per traslitterare non è zi ma un suono vicino alla dzi francese (come nella parola Je -Io) e, se proprio non riuscite a riprodurla,sarebbe meglio utilizzare la G di Genova, in modo “morbido”.

Passiamo ora alla linea delle T:

  1. た    ち   つ    て    と

    ta                                   chi                         tsu                                   te                                   to

Né T+I né T+U si pronunciano come da noi. Quello che senza sapere nulla pronunceremmo TI si traslittera CHI e si pronuncia CI, mentre T+U diventa TSU. Vediamo ora cosa succede quando la T diventa D:

 だ    ぢ    づ   で    ど

       da                                    ji                                   dzu                         de                                  do

La cosa che balza all’occhio è come esi pronuncino in maniera pressoché identica, ma è bene che sappiate fin d’ora che il suono è così raro che possiamo, per il momento, non considerarlo. Quando sentirete il suono ji, verosimilmente vi troverete al cospetto di .

Passiamo ora alla fila delle H:

  1. は   ひ     ふ   へ    ほ

    ha                           hi                                          fu                            he                                   ho

Qui ci concentriamo soltanto sul suono che si presenta come una via di mezzo tra una H aspirata e una F (spesso più vicina a questa seconda consonante).

Infine ricordiamo che in Giapponese non esiste né i suono R, né il suono L, ma un ibrido tra le due, un po’ difficile da riprodurre per i non nativi. Per semplicità (e perché solitamente il suono ibrido è più somigliante la R) si usa quest’ultima per la traslitterazione di

  1. ら    り   る  れ   ろ

    ra                                    ri                            ru                   re                           ro

UN PICCOLO CONSIGLIO: leggendo e trascrivendo le parole, cercate di riferirvi il meno possibile ai caratteri romani. Potreste impiegare più tempo nel leggere, ma è necessario che facciate lo sforzo di ricordare i suoni associati alle sillabe.

Continuate a scrivere le file di caratteri come alle elementari e cercate di imparare le parole semplici che vi abbiamo proposto finora, tra pochissimo ne proporremo altre.

Forza e coraggio: ci mancano soltanto le sillabe composte e poi avremo finito lo hiragana. Siete contentiii??

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ESERCIZI 1. Una lista di parole semplici.

Per ripassare i suoni puri che abbiamo studiato fino ad oggi,ecco una lista di parole semplici che potete comporre e imparare a scrivere.

Ecco una semplice idea:

Stampa, ritaglia e porta con te uno di questi esercizi ogni giorno. Continua, inoltre, a copiare in singoli caratteri in file ordinate e, alla fine della settimana, i suoni puri dello hiragana non saranno piu’ una difficoltà! Ricordati di non sbirciare le soluzioni mentre fai gli esercizi!

A. PAROLE GIAPPONESI PRESENTI ANCHE IN ITALIANO

  1. SU-SHI _ _ 2.SA-SHI-MI _ _ _ 3. KA-RA-TE _ _ _
  1. KA-RA-O-KE _ _ _ _ 5. TSU-NA-MI _ _ _ 6. SA-MU-RA-I _ _ _ _
    1. KA-TA-NA _ _ _ 8. KI-MO-NO _ _ _

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SOLUZIONE.

  1. すし 2.さしみ   3.からて  4.からおけ 5.つなみ  6.さむらい 7. かたな  8. きもの

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B. NOMI DI ANIMALI

  1. INU _ _ 2. NEKO _ _    3. KITSUNE _ _ _     4. KUMA _ _      5. WANE _ _
  1. SAKANA _ _ _     7. IRUKA _ _ _      8. KAERU _ _ _      9. TORI _ _     10. TAKO _ _

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SOLUZIONE

  1. いぬ (cane)   2.ねこ (gatto)    3.きつね (volpe) 4.くま (orso)    

    5.わね (coccodrillo) 6.さかな (pesce) 7.いるか (delfino)  8.かえる (rana)

     9.とり (uccellino)   10.たこ (polpo)

————————————————————————————————————————C. NOMI DI OGGETTI

  1. IE _ _ 2. KASA _ _ 3HANA _ _  4. ISU _ _ 5. IKE _ _ 6. MICHI _ _

    1. KURUMA _ _ _ 8 KI  _ 9. HON _ _ 10. SARA _ _

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SOLUZIONE

  1. いえ (casa)    2.かさ (ombrello)  3.はな (fiore)  4.いす (sedia) 

      5.いけ (lago)    6.みち (strada)    7.くるま (macchina)

       8.き (albero)  9.ほん (libro)   10.さら (piatto)

  1. NOMI COMUNI

  1. SORA _ _      2. TSUCHI _ _      3. AME _ _      4. YUKI _ _         5. UMI _ _

    1. MORI _ _       7. HAYASHI _ _ _       8. MINATO _ _ _         9. YAMA _ _

    1. MACHI _ _

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SOLUZIONE

1.そら (cielo) 2.つち (terra)  3.あめ (pioggia) 4.ゆき (neve)  5.うみ (mare)

6.もり (foresta)  7.はやし (bosco) 8.みなと (porto) 9.やま (montagna)      

 10.まち (città)

E. ESPRESSIONI SEMPLICI

  1. KONNICHIWA _ _ _ _ _

  2. OHAYOU _ _ _ _

  3. ARIGATOU _ _ _ _ _

  4. SHITSUREI SHIMASU _ _ _ _ _ _ _

  5. SUMIMASEN _ _ _ _ _

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  1. こんにちは (ciao, buon pomeriggio!)   2. おはよう (ciao, buon mattino!)

    3.  ありがとう (grazie)   4.  しつれいします (permesso)               

    5.  すみません (mi scusi)

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LEZ.1 – Hiragana. I suoni puri.

私はアレッサンドラと申します。

Ecco come appare una tipica frase giapponese.

A chi lo vedesse per la prima volta, questo insieme di simboli potrebbe suscitare un po’ di sconforto, ma vi assicuro che tra pochissimo sarete in grado di distinguerli perfettamente l’uno dall’altro.

La scrittura giapponese è composta dall’unione di tre sistemi: il sillabario hiragana,il sillabario katakana ed i caratteri di origine cinese o ideogrammi, che in realtà si chiamano kanji.

La differenza tra un sillabario ed il nostro alfabeto è abbastanza semplice: fatta eccezione per la N, il giapponese non ha consonanti singole. Perciò, la trascrizione dei suoni è sillabica (consonante + vocale, ad esempio K+A).

I bambini giapponesi cominciano ad imparare a scrivere a sei anni, come noi, ma finiscono molto più tardi. Sembra che, per avere una cultura media ed essere in grado di leggere un normale quotidiano, sia necessario conoscere circa 1500 ideogrammi, bagaglio che uno studente medio raggiunge attorno ai sedici anni.

I bambini iniziano con lo hiragana. Una volta memorizzati i simboli necessari, possono passare a sostituire alcune parole con ideogrammi semplici: per esempio prendiamo la parola PERSONA.

A sei anni un bambino la scriverà ひと。Questi due caratteri rappresentano infatti le sillabe HI e TO e compongono la parola HITO. Poco più tardi, queste due sillabe verranno sostituite dall’ideogramma corrispondente: 人。La parola si pronuncia allo stesso modo, ma man mano che lo studente acquisisce padronanza della lingua scritta, gli ideogrammi aumentano e i caratteri appartenenti ai sillabari diminuiscono, fino a rimanere tali soltanto come congiunzioni, particelle (elementi grammaticali che spiegheremo tra pochissimo) e desinenze.

Ora molti di voi si staranno chiedendo la differenza tra i due sillabari che ho nominato. Ebbene lo hiragana serve per tradurre le parole di uso comune e di pura origine giapponese. Il katakana, invece, fu introdotto in seguito ed ha un uso essenziale e particolare: si tenga presente che la pronuncia dei suoni tra hiragana e katakana corrisponde perfettamente, infatti potrei scrivere la parola HITO anche in questo modo: ヒト e leggerla tranquillamente. Tuttavia, la principale funzione del katakana è quella di traslitterare il suono di parole che hanno origine straniera.

Facciamo un piccolo passo indietro: dovete sapere che il Giappone rimase un paese di struttura feudale fino al 1868 circa. Prima di quell’anno, solamente i cinesi ed i coreani si erano introdotti nell’arcipelago, diffondendo – tra le altre cose – la religione buddista. Il cambiamento che ebbe luogo a metà del diciannovesimo secolo non fu neanche lontanamente paragonabile: con l’apertura dei porti agli americani e agli olandesi il paese fu travolto da un’ondata di nuove idee, nuovi usi, nuovi costumi…e nuove parole. Ad oggi, all’incirca l’11% delle parole giapponesi vanta un origine straniera. Pensate a スパゲッティー su-pa-ghe-tti…vi viene in mente qualcosa?

Ecco, il katakana serve essenzialmente per riportare in giapponese questi suoni non abituali. Ed è importantissimo perché – per esempio – ognuno dei nostri nomi deve essere scritto in katakana.

Imparare hiragana e katakana è il primo gradino della scala che ci attende.

Come primo sforzo, dobbiamo provare a memorizzare i caratteri dello hiragana. Per aiutarvi, abbiamo pensato a creare le nostre tabelle. Si leggono da destra verso sinistra e dall’alto verso il basso. Ecco la tabella dei suoni puri.

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Per memorizzare questi caratteri potete fare come alle elementari e scriverli in lunghe file sul vostro quaderno. Quando vi sentite abbastanza sicuri, potete cominciare a comporre ALCUNE PAROLE SEMPLICI (nel prossimo articolo ne troverete qualcuna!).

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INTRODUZIONE 3. Il Giapponese per tipi mooolto impegnati.

La maggior parte di noi adora il Giappone ed il Giapponese, ma quando facciamo i conti con la realtà bisogna ammettere che non è facilissimo accordare questa passione alla frenetica vita di ogni giorno. Al netto degli studenti di lingue orientali, molti di noi hanno una serie di impegni e doveri che ci portano via la maggior parte del tempo ma – anche se vi sembra impossibile – qui stiamo per rivelarvi il piccolo segreto per studiare almeno un’ora al giorno.

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Non mi credete? Vedrete che alla fine dell’articolo penserete che non siamo poi così folli.

Prima di tutto, quando diciamo “studiare” non significa necessariamente stare curvi sul libro. Certo, a nostro parere ci vuole anche quello, ma non è questo il focus dell’articolo.

Il segreto di cui parlavamo è semplicissimo: con un po’ di buona volontà è possibile sfruttare gran parte dei momenti di “vuoto” nella nostra giornata. Tutti li abbiamo, anche se spesso non ci facciamo molto caso. I momenti di vuoto non sono per forza quelli in cui siamo nullafacenti, so per certo che la maggior parte di voi è sempre in moto, ma potete ammettere che ci sono alcune attività in cui possiamo…distrarci con il giapponese. E quindi studiare! Non mi credete?

Ecco quali potrebbero essere i momenti da sfruttare:

  1. Ogni mattina appena sveglio leggi una regola di grammatica con molta attenzione provando ad impararla. Ci vogliono circa 10 minuti.
  2. Ascolta dei file audio ogni volta che sei in auto o sui mezzi pubblici. Hai mai pensato – tra andata e ritorno – a quanto tempo trascorriamo in viaggio quando dobbiamo andare a scuola/lavoro o per svolgere commissioni? Beh, almeno 30 minuti, per qualcuno molti di piu’.
  3. Prima di cena, prima di iniziare a cucinare oppure mentre aspetti la cottura del cibo, dedica un po’ di tempo a tradurre dal giapponese un breve testo, con l’aiuto del vocabolario. A seconda della lunghezza scelta, ci vorranno almeno 20 minuti. Se hai una pausa pranzo, puoi utilizzare un poco di questo tempo libero.
  4. Ogni volta che vai in bagno copia alcuni ideogrammi, cercando di memorizzare l’ordine dei tratti. Per meglio ricordare il significato, meglio aggiungere anche alcune parole in cui gli ideogrammi studiati siano inclusi. In tutto potrebbero essere necessari 15 minuti.
  5. Ogni sera, scrivi almeno tre frasi utilizzando la regola grammaticale letta in mattinata. Potrai dedicarci 15 minuti.

Visto? Ridendo e scherzando abbiamo messo insieme ben 90 minuti quotidiani di studio! Senza contare poi che potrete guardare film, anime e dorama in lingua originale, ascoltare files audio mentre fate le pulizie, oppure siete in fila al supermercato, oppure leggere qualcosa o ripassare gli ideogrammi mentre siete in qualunque sala d’attesa o durante un viaggio in treno o -ancora – prima di addormentarvi…d’altronde è risaputo che per la maggior parte delle volte il fatto di non avere tempo è una scusa che raccontiamo a noi stessi.

PS: lo studio del Giapponese, specie se fatto per il proprio piacere, non può e non deve diventare un peso. Perciò dedicate ad esso i minuti che ritenete opportuni per voi. Tentate soltanto di mantenere la continuità: è più importante la costanza di studiare tutti i giorni che impeti di studio da tre ore una volta al mese. E ora siete pronti a cominciare sul serio?

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INTRODUZIONE 2. Il Kit di Sopravvivenza

Per iniziare (o continuare) a studiare giapponese siamo convinti di doverci mettere nelle condizioni più agevoli per farlo. Quindi è indispensabile avere con noi i mezzi che ci permettano ogni giorno di poter fare un po’ di pratica. Inutile che vi diciamo che carta e penna saranno sempre alleati insostituibili, questo perché – nonostante la crescente informatizzazione delle risorse – è indispensabile per noi imparare a scrivere a mano, cosa che rende più facile anche la memorizzazione dei tratti e quindi delle parole.

Stiamo testando, e perciò vi suggeriamo, un piccolo kit da portare con noi anche quando usciamo di casa (non si sa mai), al quale man mano saremo lieti di aggiungere i nostri”stampabili”, ovvero materiale per lo studio e il ripasso che potrete portare con voi.

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Comunque cercate di non farvi mai trovare senza:

PRINCIPIANTI ASSOLUTI

  1. Un piccolo quaderno, possibilmente a quadretti. I quadretti servono per regolare le dimensioni dei nostri caratteri e ci aiutano quindi ad avere una scrittura più omogenea.
  2. Penne, possibilmente di almeno tre colori diversi. (Se siete creativi, largo alla fantasia!)
  3. Una chiavetta USB su cui avrete registrato files audio in lingua giapponese. Potete sbizzarrirvi: dialoghi, canzoni, audio di video che potete trovare agevolmente su youtube. Per i primissimi tempi non è nemmeno importante che riusciate a capire qualcosa, ma è vitale che vi abituiate ai suoni.
  4. Tabella dello hiragana e del katakana
  5. Lista di parole che potrete creare imparando i sillabari. (presto ne troverete alcune anche qui).

PRINCIPIANTI

  1. Quaderno e pennette sempre.
  2. Sulla chiavetta USB, o tra i file dei vostri telefonini, stavolta, occorre passare a qualcosa di più mirato. Potreste cominciare con quache link audio gratuito adatto al vostro livello che la Japan Foundation mette a disposizione sul seguente sito: https://www.marugoto.org/en/download/ per il quale è necessaria solamente la registrazione.

    Non temete, per quanto riguarda le lezioni audio saremo contenti di poter condividere con voi link e siti utili, in modo che possiate rinnovare sempre il vostro ascolto.

  3. Non è mai troppo presto per cominciare con gli ideogrammi! Qui sul sito potrete trovare delle schede per esercitarci insieme, oppure potrete attingere dai numerosi link che saremo felicissimi di indicarvi.
  4. Un libro di grammatica. Per cominciare, le pubblicazioni da noi consigliate sono:

    Il Giapponese con i Manga Vol.1

    Grammatica Giapponese – Hoepli

    oppure, se non avete voglia di portare pesi, potrete stampare o scaricare volta per volta le nostre Schede di Grammatica, per poter studiare comodamente ovunque vi troviate!

LIVELLO INTERMEDIO

  1. Gli eterni quaderno e pennette (non ve ne libererete maaaaiiih!)
  2. Sulla chiavetta USB è ora di scaricare dialoghi dai vostri anime e drama preferiti, o – se riuscite – qualche programma radio.
  3. Lista degli ideogrammi.
  4. Libro di Grammatica o le Nostre Schede. (IN LAVORAZIONE!)
  5. Qualcosa da leggere in giapponese. E -sorpresa! – sì i manga vanno benissimo.Ma per cercare qualcosa al vostro livello dovrete fare un’autovalutazione onesta. In generale, non dovete annoiarvi, ma dovreste anche fare attenzione a non scegliere qualcosa di troppo difficoltoso, per evitare di scoraggiarvi. Qui sul blog cercheremo di indicarvi letture adatte per tutti i gusti e per tutti i livelli…se avrete la pazienza e la voglia di seguirci. Perciò non ci abbandonate!
Consigli · Il Giappone in Italia · Risorse per studiare Giapponese (on line e fuori) · Senza categoria

1. INTRODUZIONE -Vuoi studiare Giapponese? Prepariamoci!

Come promesso, l’Associazione Iruka non si ferma. Sono tante le iniziative che vorremmo prendere e tante le idee da realizzare. Qualcuna ha incontrato alcuni ostacoli, altre – per causa di forza maggiore (leggere Bimbo in Arrivo!) devono essere sospese per un po’ – stiamo parlando, come molti già sanno, dei corsi settimanali. Però abbiamo pensato, data la richiesta costante e dato che come abbiamo sempre sostenuto tutto fa brodo, che potevamo pubblicare parte del nostro materiale per consentire a chi ha già cominciato i corsi con noi di ripassare efficacemente e a chi è nuovo…beh, di approcciarsi alla lingua da autodidatta in attesa di venire a trovarci.

Certo, degli articoli online non sostituiscono una classe ed un insegnante, ma una lingua come questa ha bisogno di molte risorse. Quindi eccoci qui, con la speranza di rendervi lo studio piacevole ed utile.

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Cominciamo con qualche parola introduttiva che non riguarda strettamente il Giapponese, ma in generale può essere utile per lo studio di qualsiasi lingua e, da un punto di vista ancora più ampio, potrebbe essere un’idea anche in merito a tutte le imprese che vorrete affrontare: la prima cosa che ci sentiamo di dirvi è che per evitare frustrazioni dovete armarvi di una qualità chiamata COSTANZA.

Non tutti hanno la possibilità di dedicare al giapponese gran parte della loro giornata, anzi, per molti di noi il tempo stringe e qualche volta è davvero difficile far combaciare tutti gli impegni in un programma che quadri alla perfezione. Non sentitevi colpevoli, se non riuscite, noi siamo qui per passione. Tuttavia abbiamo qualche consiglio che potrebbe tornare utile a tutti (persino a noi stessi non fa affatto male ricordarlo!), ovvero:

  1. MEGLIO QUINDICI MINUTI OGNI GIORNO CHE UN TOUR DE FORCE DA TRE ORE UNA VOLTA ALLA SETTIMANA.

    Il nostro cervello è in grado di immagazzinare e ricordare efficacemente un numero di informazioni limitato ogni giorno, quindi è inutile imbottirci di nozioni che dopodomani non ricorderemo. L’ideale sarebbe instaurare una routine di minimo 15 minuti (vi sembrano pochi, vero? Invece no, se restate concentrati) e possibilmente sempre alla stessa ora. Meglio appena svegli (siamo più freschi), ma va benone anche prima di coricarsi perché potrebbe darsi che al mattino siamo troppo distratti dalle altre incombenze che ci aspettano durante la giornata.

  2. DIVERSIFICARE. Nello studio del Giapponese come in molte altre cose è importante evitare la noia, poiché sono moltissimi gli argomenti che devono essere memorizzati. Quindi, sarebbe l’ideale dedicare il tempo a nostra disposizione ad attività diversificate: un po’ di grammatica ed un po’ di studio degli ideogrammi fine a se stesso vanno benone, ma sarà meglio intervallare lo studio delle varie regole e dei simboli con momenti di ascolto e comprensione del testo e letture e – per chi è più fortunato e ha un amico a disposizione- con la pratica diretta della conversazione o con la produzione scritta.
  3. ANCHE I MOMENTI DI RELAX POSSONO ESSERE “UN PO’ GIAPPONESI”.

    Intendiamo dire che chiunque si avvicini a questa lingua può trovare uno svago che possa riferirisi in qualche modo al Giappone. Anime, manga, drama e videogames sono forse i passatempi più diffusi e accessibili, ma anche molti sport o diversi tipi di cucina si rifanno al Sol Levante. Perché non trovare un hobby che possa rilassarci e provare a perseguirlo “in lingua originale”? Anche questo potrebbe portare dei progressi.

  4. SFRUTTIAMO IL COSIDDETTO “TEMPO PERSO”.

    A questo dedicheremo uno dei prossimi post cercando di approfondire la questione in modo che non resti un consiglio campato in aria, ma diamo un piccolo anticipo: ognuno di noi può non accorgersene ma ci sono un sacco di tempi che non sfruttiamo adeguatamente e che, spesso, riempiamo con i soliti social network finendo per perdere minuti preziosi. Ecco, noi non diciamo di lasciar perdere facebook e twitter, anzi anche questi saranno protagonisti di un approfondimento, però potremmo scambiare un po’ di tempo che occupiamo a scorrere le pagine per qualcosa di diverso.

  5. PREPARIAMOCI UN KIT DI STUDIO DA PORTARE CON NOI.

    A volte i tempi persi ci colgono all’improvviso, perciò sarebbe utile avere con noi sempre un buon mezzo per studiare giapponese.Chi non è avvezzo alla tecnologia dovrebbe avere sempre con sé un piccolo quaderno ed una penna e – perché no – un libro di grammatica. Ma capiamo che non sempre sia possibile ed allora sono i nostri telefonini a venirci incontro: siamo certi che avrete già trovato una quantità di siti ed app per la lingua giapponese…benissimo saremo lieti di consigliarvi quelli che, secondo noi, sono le migliori (ricordiamo il nostro motto “tutto fa brodo!”). Il kit di studio può comprendere anche dei file audio da conservare nel telefono e che potranno essere ascoltati un po’ ovunque.

    Vedrete che mettere insieme un’ora intera di studio nella giornata sarà molto piu’ facile di quanto sembri e prima di accorgervene comincerete a notare qualche progresso. E naturalmente saremo felici noi stessi di mettere a vostra disposizione materiale utile per i vostri “kit”, perciò non perdiamoci di vista!

Il nostro blog: https://giapponeseaspezia.wordpress.com

La nostra pagina facebook: ASSOCIAZIONE IRUKA – IRUKA BUNKA KYOUKAI

Risorse per studiare Giapponese (on line e fuori) · Strumenti

Rikaigu, l’estensione per Chrome che non vi può mancare

Sempre più spesso, ormai, si trovano pagine internet da leggere in Giapponese, che sono molto interessanti per far pratica. Ma che noia dover cercare parola per parola sul vocabolario!

Qualcuno di voi forse conoscerà già Rikaichan o Rikaikun, le estensioni per Chrome e Firefox che consentono allo studente di conoscere lettura e significato di una parola giapponese semplicemente passandovi il mouse sopra. Che manna dal cielo!

Adesso però questi due programmini possono dirsi superati, infatti è arrivato Rikaigu ovvero la versione aggiornata e più fiiiiiiqua dei due precedenti, in grado di riconoscere nomi propri e frasi più complesse.

Purtroppo le definizioni sono solamente in inglese, ma anche la sola lettura di kanji per noi complicati è utilissima e rende il nostro studio/lavoro immensamente più semplice e scorrevole. E c’è un particolare in più: è AGGGGGGRATISSE.

QUI PER SCARICARLO. 

Un giorno mi ringrazierete.

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